
Quanto è importante riconoscere precocemente i disturbi alimentari in gravidanza e nella prima infanzia per ridurne l’impatto e prevenirli efficacemente?
La gravidanza è di per sé un momento particolarmente delicato, di evoluzione, e può diventare una grande sfida per tutte le future mamme che soffrono di un disturbo alimentare o che potrebbero svilupparlo nel corso della gravidanza stessa.
Facciamo un passo indietro, che cosa sono i disturbi del comportamento alimentare (DCA)?
Sono definiti da DSM-5-TR come “un persistente disturbo dell’alimentazione o dei comportamenti collegati con l’alimentazione”. Sono realtà a sempre maggior rilevanza anche nei più giovani e nei bambini, che meritano attenzione e che comportano profonda sofferenza, disagio e malessere fisico e psicologico.
Due date da ricordare!
Per sensibilizzare, discutere del tema e rompere il tabù:
- 15 Marzo Giornata del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi della nutrizione e della alimentazione;
- 2 Giugno World Disorders Action day giornata mondiale per promuovere la consapevolezza sui disordini alimentari;
Due occasioni importanti per favorire il dialogo e incoraggiare la richiesta di aiuto. Più si parla di questi disturbi in modo aperto e privo di pregiudizi, in famiglia, nelle scuole e nelle comunità, più sarà facile per chi ne soffre sentirsi accolto, compreso e libero di chiedere aiuto.
Quali sono i DCA più frequenti?
Esistono diversi tipi di disordini alimentari ma sicuramente tra i più noti, citiamo:
- Anoressia nervosa e pregoressia (in gravidanza)
- Anoressia nervosa atipica
- Bulimia
- Binge Eating Disorder (BED)
- Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID)
- Pica
Anoressia nervosa e anoressia nervosa in gravidanza (Pregoressia): è caratterizzato da una restrizione alimentare tale da portare ad importanti perdite di peso, dimagrimento ed eventualmente anche carenze nutrizionali. Il pensiero ricorrente si rifà alla paura di ingrassare e può essere accompagnato da comportamenti compensatori come vomito autoindotto, elevato esercizio fisico o utilizzo di farmaci, lassativi o diuretici.
Durante la gravidanza possono manifestarsi o persistere comportamenti alimentari restrittivi legati alla paura dell’aumento di peso. In questo contesto viene talvolta utilizzato il termine “pregoressia”, che tuttavia non rappresenta una diagnosi clinica ufficiale.
Anoressia nervosa atipica: è una condizione che condivide gli stessi sintomi dell’anoressia nervosa tipica, ma, a differenza di quest’ultima, il peso corporeo non risulta significativamente basso e può rientrare nei valori di normopeso o sovrappeso. Nell’anoressia nervosa atipica, quindi, non va posta l’attenzione sul peso corporeo bensì sull’atteggiamento fobico nei confronti del cibo, del disagio relazionato alla forma fisica e alla velocità con cui viene perso peso corporeo.
Bulimia: è una condizione caratterizzata dalla combinazione di abbuffate, ossia l’ingestione di grandi quantità di cibo in un breve periodo, associata alla sensazione di perdita del controllo, sull’abbuffata stessa. In questo caso seguono comportamenti compensatori come: vomito autoindotto, assunzione di diuretici e lassativi, esercizio fisico estremo.
Binge Eating disorder (BED): è caratterizzato da episodi di abbuffata non seguiti da episodi compensatori, che causano profondo disagio per l’accaduto. Spesso riguarda persone in sovrappeso o affette da obesità.
Disturbo evitante restrittivo: si tratta di un atteggiamento di disinteresse nei confronti del cibo e dell’alimentazione, che può associarsi a scarso introito calorico e a condizioni di malnutrizione. In questo caso viene però a mancare il pensiero ossessivo dell’impatto che il cibo ha sulla propria forma fisica. Questa condizione esordisce spesso anche in età precoce interessa prevalentemente i soggetti di sesso maschile.
Picacismo: è l’ingestione per un arco prolungato di tempo di sostanze non commestibili come: terra, sapone, capelli e altro. La pica può presentarsi in gravidanza, soprattutto quando sussiste una condizione di anemia da carenza di ferro.
Un fenomeno tutt’altro che in rallentamento
Considerando l’entità del fenomeno, la varietà con cui esso può presentarsi, i differenti contesti sociali e culturali che spesso non rendono facile la richiesta di aiuto e quindi l’intercettazione dei pazienti, riportiamo di seguito alcuni dati stimati che mostrano la diffusione nel mondo e in Italia dei DCA.
Secondo i dati reperibili da National Eating Disorders Association circa 31 milioni di americani hanno sofferto di DCA con un aumento dal 3,5% al 7,8% dal 2000 al 2018; attualmente si posiziona come seconda causa di mortalità per patologia psichiatrica.
I dati riportati dal Ministero della Salute riferiscono che sono circa 3 milioni le persone che in Italia soffrono di un disturbo alimentare, con un incremento post pandemico circa del 35%, associato alla diminuzione dell’età di comparsa dei primi sintomi.
I dati ottenuti dalla sorveglianza italiana “Le ospedalizzazioni in Italia per disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”, terminata a Febbraio 2021, riferiscono un aumento delle ospedalizzazioni per DCA del 40% rispetto al 2019.
Secondo l’indagine del “Focus sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione nei giovani fino ai 25 anni, nel triennio 2019-2021” è emerso un aumento degli accessi in Pronto Soccorso per DCA nella popolazione 11-13 anni, con relativo incremento del 10% circa tra il 2019 e il 2021 di diagnosi di Anoressia Nervosa.
La diffusione dei disturbi alimentari già nella prima infanzia è di per sé un campanello di allarme che dovrebbe smuovere tutta la società.
Ecco che assumono fondamentale importanza la comunicazione, l’educazione alimentare e sentimentale, di tutta la popolazione.
Di seguito riportiamo alcuni dei comportamenti a cui prestare attenzione, che possono aiutare ad individuare precocemente una situazione che necessita di supporto:
- Restrizione alimentare associata a preoccupazione nei confronti della propria forma fisica
- Selettività estrema nell’alimentazione, anche durante l’infanzia
- Salto dei pasti ed eliminazione di alcuni cibi
- Rituali alimentari rigidi
- Calcolo delle calorie
- Eccessivo esercizio fisico
- Vomito autoindotto
- Episodi di abbuffata
- Abuso di diuretici e lassativi
- Alterazioni dell’umore, ansia, scarsa autostima
Di aiuto può essere la consultazione de “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: raccomandazioni per familiari” elaborato dal Ministero della Salute.
La Pregoressia
Il termine Pregoressia individua un disturbo del comportamento alimentare che interessa la donna in gravidanza, associato a restrizione alimentare per paura dell’aumento di peso fisiologico e del cambio di aspetto.
Tra gli innumerevoli fattori di rischio ci sono: un’anamnesi positiva di DCA pregressa, una storia di maltrattamento emotivo in età infantile e/o adolescenziale. Un articolo del 2025 pubblicato da Nutrients da Costanzo et al., individua un’associazione tra maltrattamenti in tenera età e un aumento di distress in gravidanza che può tendere allo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare. Contemporaneamente viene sottolineato l’effetto protettivo del supporto sociale e famigliare nei confronti del DCA.
A questo distress si associa anche la pressione posta sulla forma fisica. Il corpo durante la gravidanza subisce dei cambiamenti fisiologici che vengono considerati “socialmente accettabili”.
Il fatto che questa accettazione sia limitata al solo periodo della gravidanza può essere fonte di ansia e alterazioni dell’umore dirette soprattutto al pensiero di tornare nel post partum alla vecchia forma fisica. Tutto ciò può sfociare, soprattutto nei primi tre mesi post-parto, in un peggioramento della sintomatologia, che, in alcuni casi, può affievolirsi durante la gravidanza.
Secondo Janas-Kozik et al., tra i fattori che sembrano avere un effetto protettivo nei confronti dello sviluppo dei DCA associati alla gravidanza, rientrano il senso di responsabilità verso il feto e la percezione dei movimenti fetali che possono rafforzare il legame materno e favorire una maggiore attenzione alla salute.
La gravidanza, quindi, non sembra avere un effetto univoco sul disturbo alimentare: per alcune donne può rappresentare una spinta al cambiamento o una temporanea attenuazione dei sintomi, mentre per altre può accentuare il senso di perdita di controllo o persino creare un contesto in cui alcuni comportamenti disfunzionali trovano maggiore spazio.
Questa eterogeneità emerge chiaramente anche in un recente studio qualitativo del 2026 di Brundin Pettersson et al. che, attraverso interviste a 22 donne con sintomi di DCA, ha individuato quattro diverse modalità di vivere la gravidanza:
- La gravidanza come fine dei sintomi: erronea idealizzazione della gravidanza come cura del disturbo alimentare, anche se ciò non toglie il possibile effetto motivazionale nel migliorare la propria condizione di salute
- La gravidanza come perdita di controllo: il timore di non poter distinguere tra sintomi fisiologici come nausea e fame e il sintomo del disturbo
- La gravidanza come parentesi del DCA: la gravidanza viene vissuta come un momento di tregua e come un’occasione per essere più gentili con sé stesse e con il proprio bambino. Questa temporanea attenuazione può però accompagnarsi alla paura che i sintomi si ripresentino dopo il parto.
- La gravidanza come spazio sicuro del DCA: alcuni comportamenti legati al disturbo possono essere mantenuti o trovare una maggiore legittimazione durante la gravidanza. Sintomi fisiologici come nausea, vomito o variazioni dell’appetito possono infatti rendere più difficile distinguere ciò che appartiene alla gravidanza da ciò che è invece espressione del disturbo alimentare.
Sono ancora poche le indagini che hanno studiato la relazione tra DCA nella mamma e bambino, nonostante ciò, si concorda sul fatto che sia un fenomeno tutt’altro che semplice e dipendente da molti fattori.
Tutte le fasi della gravidanza e del post-parto, compresi allattamento e svezzamento, possono influenzare lo sviluppo del bambino, come evidenziato da alcune ricerche effettuate sin dagli inizi degli anni 2000.
Sembra infatti che le madri con disturbi dell’alimentazione mostrino una minore propensione all’allattamento e una maggiore difficoltà nel proporre ai propri figli pasti secondo schemi regolari, ricorrendo talvolta al cibo come premio. Il momento del pasto può inoltre essere caratterizzato da maggiori tensioni e conflitti. A ciò può aggiungersi il timore che il proprio bambino possa sviluppare, a sua volta, un disturbo dell’alimentazione.
Altre ricerche si stanno invece focalizzando sugli aspetti nuerocomportamentali dei bambini nati da madri con disturbi dell’alimentazione nei quali potrebbero emergere difficoltà nello sviluppo linguistico e motorio. Parallelamente, vengono studiati anche i possibili effetti sullo sviluppo organico e metabolico del bambino, con particolare attenzione all’apparato respiratorio.
Premettendo che qualsiasi condizione di malnutrizione, sia in eccesso che in difetto, durante la gravidanza influenza inevitabilmente la gravidanza stessa, questo studio condotto su mamme Europee affette da DCA già prima della gravidanza, ha evidenziato un rischio maggiore di respiro sibilante e asma in età pediatrica pre-scolare.
Altre complicanze che potrebbero associarsi, e che sottolineano dunque la necessità di intraprendere un percorso per avere assistenza sono un aumentato rischio di diabete gestazionale, ipertensione gravidica, parto cesareo, parto anticipato, e un aumentato rischio di mortalità neonatale.
Non sono stati ancora individuati i precisi meccanismi, ancora oggetto di studio, ma è ipotizzato che possa esserci uno scarso sviluppo dell’apparato respiratorio e del sistema immunitario.
Sono ambiti ancora in gran parte inesplorati: ecco perché la ricerca è così importante, per comprendere meglio i possibili segnali d’allarme e i fattori di rischio, favorendo un riconoscimento precoce e un intervento tempestivo.
La Società Italiana di ginecologia ed ostetrica indica inoltre nutrizione e alimentazione come possibili fattori di influenza per lo sviluppo pediatrico di ansia, disturbi dell’umore e ADHD. Alla base potrebbero esserci le carenze di alcuni nutrienti come ferro, iodio e vitamine.
La prevenzione in questo campo spesso è intralciata dalla difficoltà nell’intercettare le donne che hanno bisogno di aiuto.
Ad oggi non esistono linee guida internazionali predisposte per lo screening dei disturbi del comportamento alimentare in gravidanza, ma è approccio condiviso da tutto il team sanitario quello di indagare eventuali fattori e comportamenti a rischio durante tutte le fasi della gestazione. L’unica nazione al mondo ad avere linee guida che indicano esplicitamente uno screening di DCA in gravidanza, è l’Australia.
Anche le linee guida inglesi NICE pongono attenzione al problema, soffermandosi sull’importanza di informare le donne in gravidanza, garantire consulenze e monitoraggio durante tutto il periodo gestazionale, individuare un professionista sanitario che possa seguire e supportare la donna con DCA durante il percorso e anche nel post parto e valutare la necessità di implementare l’assistenza peri natale in caso di necessità.
Ecco alcuni link utili :
La Mappatura territoriale dei centri dedicati ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione: le associazioni e i servizi di cura
https://piattaformadisturbialimentari.iss.it
Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: raccomandazioni per familiari
https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/imported/C_17_pubblicazioni_2774_allegato.pdf
In gravidanza si mangia per due? FALSO!
L’erronea credenza popolare che la donna in gravidanza debba assumere un quantitativo aumentato di cibo per soddisfare anche le richieste nutrizionali del futuro nascituro può portare a complicanze come diabete gestazionale e ipertensione. I LARN indicano un fabbisogno aumentato di sole 69 kcal/die nei primi tre mesi, 266 kcal/die nel secondo trimestre e di 496 kcal/die nel terzo. Viene inoltre incentivata l’attività fisica per il benessere cardiovascolare, fisico, psicologico e il controllo del peso.
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Sitografia

