
Sai perché l’ipertensione può comparire in gravidanza anche senza fattori prevenibili e quali segnali è importante riconoscere tempestivamente per proteggerti?
Avere la pressione alta in gravidanza è una condizione relativamente frequente e non significa automaticamente che ci saranno dei problemi per la mamma o per il bambino. Un aumento della pressione può comparire anche in una donna che prima della gravidanza aveva valori normali. Le cause sono molte e non sempre dipendono dallo stile di vita.
Durante i nove mesi i valori pressori subiscono fisiologicamente delle oscillazioni, tendendo ad avere valori più bassi (anche intorno a 90/60 mmHg) nel primo e secondo trimestre, per poi rialzarsi durante l’ultimo. La placenta ha bisogno di ricevere una grande quantità di sangue per permettere gli scambi di ossigeno e sostanze nutritive tra mamma e bambino. Per questo il cuore, i vasi sanguigni e i reni si adattano progressivamente alla gravidanza trovando un equilibrio.
I fattori che possono portare ad un’alterazione di questo equilibrio sono molti, per questo motivo un monitoraggio attento permette di fare diagnosi precoce di ipertensione gravidica e impostare quando necessario, il trattamento più adeguato.
Pressione arteriosa e pressione dell’acqua
Per capire in maniera semplice cosa significa avere la pressione alta possiamo immaginare i nostri vasi sanguigni come un tubo per innaffiare il giardino. Il nostro cuore ad ogni battito pompa il sangue il circolo, che come l’acqua del tubo verde di gomma viene spinta da una pompa e può avere una pressione più o meno alta. Il sangue esercita quindi una certa pressione sulle pareti dei vasi: quando questa pressione aumenta, aumenta anche la spinta esercitata sui vasi sanguigni.
Considerando che parliamo di valori pressori con ordini di grandezza completamente differenti, il concetto è molto simile. Avere valori di pressione troppo elevati per molto tempo può causare danni al cuore, ai vasi e agli altri organi. In gravidanza, per questo motivo, è importante controllare regolarmente la pressione e riconoscere tempestivamente eventuali alterazioni.
Trovare un valore di pressione alta con una misurazione occasionale non significa soffrire di ipertensione! Non basta un singolo valore per fare diagnosi.
In ogni caso, se hai misurato la pressione e hai qualche dubbio non esitare a contattare il tuo medico/ginecologo di fiducia.
È importante ricordare che in gravidanza è considerata normale una pressione arteriosa con valori inferiori a 140/90 mmHg. Per fare diagnosi si utilizzano criteri precisi e le misurazioni devono essere prese nella maniera corretta, spesso anche per più volte.
Come, dove e quando
È bene monitorare la pressione sia a casa che durante le visite ambulatoriali, e vanno bene gli apparecchi automatici così come quelli manuali, non dimenticare però di controllarne l’accuratezza della misurazione, e di utilizzare un bracciale della giusta misura.
Il metodo migliore che ci viene indicato per la misurazione della pressione prevede più di una rilevazione a distanza l’una dall’altra di qualche minuto. È bene che venga fatta a riposo, in un ambiente tranquillo, in silenzio e con una temperatura confortevole.
È consigliato che la pressione venga valutata sempre negli stessi momenti della giornata, tipicamente alla mattina prima di fare colazione e alla sera prima di cenare.
In generale è meglio non misurarla dopo esercizio fisico intenso o pasti abbondanti, dopo utilizzo di caffeina e fumo (che andrebbe evitato a prescindere durante la gravidanza), piuttosto che in momenti in cui si è maggiormente nervosi.
Fino a 7 donne su 10 alla prima misurazione ambulatoriale tendono ad avere valori maggiori di 140/90 mmHg. L’ambulatorio o l’ambiente sanitario può essere fonte di stress e preoccupazione, questo può favorire l’attivazione del nostro sistema nervoso e portare alla produzione di ormoni che tendono a far battere il cuore più velocemente e a fare alzare la pressione, per un breve periodo di tempo.
A volte quindi la pressione può risultare più alta durante una visita medica rispetto ai valori che si registrano a casa, per questo motivo il medico può decidere di confrontare i valori ottenuti in ambulatorio con quelli a domicilio e se necessario potrebbe richiedere un monitoraggio della pressione durante tutte le 24 h.
I diversi tipi di ipertensione in gravidanza
Possiamo parlare di 3 tipi di ipertensione:
- Ipertensione cronica
- Ipertensione gestazionale
- Preeclampsia
L’ipertensione cronica o persistente è una condizione che può essere già presente ad inizio gravidanza o che compare prima delle 20 settimane, può essere correlata a sovrappeso o ad obesità e a storia familiare positiva per disordini della pressione.
Avere la pressione alta prima o all’inizio della gravidanza non significa necessariamente andare incontro a complicanze: è però importante che la gravidanza venga seguita con controlli regolari, così da monitorare la salute della mamma e del bambino.
L’ipertensione gestazionale invece comprare dopo le 20 settimane e può dipendere da diversi fattori, ad esempio dall’adattamento del corpo materno alla nuova condizione, piuttosto che fattori legati alla placenta e al flusso di sangue tra la mamma e il feto.
La preeclampsia è una condizione che vede associata alla pressione alta segni che indicano un possibile interessamento di uno o più organi materni e o della placenta.
Può presentarsi in donne che fino a quel momento non avevano avuto alcun problema di pressione, così come complicanza dell’ipertensione gestazionale o cronica. La comparsa di queste condizioni non dipende da una colpa della mamma e non sempre può essere prevenuta.
Le cause di comparsa di ipertensione sono diverse, gioca un ruolo importante la storia familiare, lo stile di vita, l’adattamento del corpo ad una condizione fisiologica ma pur sempre di stress, la genetica della mamma ma anche quella del bambino!
Alcuni recenti studi suggeriscono il fatto che anche il sesso del bambino può influenzare l’adattamento del corpo materno alla gravidanza. Si tratta tuttavia di un ambito di ricerca ancora in evoluzione: il sesso fetale rappresenta solo uno dei molti fattori che possono influenzare l’adattamento alla gravidanza e non permette di prevedere da solo se una futura mamma svilupperà o meno ipertensione o preeclampsia.
È importante ricordare che la comparsa dell’ipertensione o della preeclampsia non significa che la mamma abbia fatto qualcosa di sbagliato. Esistono alcuni fattori che possono aumentare il rischio, ma queste condizioni non sono sempre prevenibili. Per questo i controlli durante la gravidanza sono fondamentali: permettono di riconoscere tempestivamente eventuali cambiamenti e intervenire quando necessario.
Questa è una falsa credenza che è bene abbandonare: la pressione alta in gravidanza può presentarsi anche in completa assenza di sintomi. Proprio per questo è importante misurarla regolarmente durante i controlli, anche quando ci si sente bene.
Ci sono però alcuni sintomi che non vanno sottovalutati e che richiedono di contattare tempestivamente il proprio medico o ginecologo e, se necessario, di recarsi in Pronto Soccorso: un forte mal di testa, disturbi della vista, dolore intenso nella parte alta dell’addome, gonfiore improvviso di viso, mani o piedi, difficoltà a respirare, vomito o un marcato malessere generale.
La presenza di uno di questi sintomi non significa necessariamente che ci sia una complicanza, ma è importante segnalarla rapidamente per permettere una valutazione adeguata.
L’ipertensione è pericolosa per il bambino?
Quando l’ipertensione è elevata e non adeguatamente controllata, può influenzare la circolazione sanguigna tra la mamma, la placenta e il bambino. In alcuni casi, questo può determinare una riduzione dell’apporto di sangue e di ossigeno al feto e contribuire a una crescita più lenta, a un basso peso alla nascita o alla necessità di anticipare il parto.
Nei casi più severi possono comparire complicanze più importanti, soprattutto quando l’ipertensione è associata a segni di coinvolgimento di altri organi materni, come può avvenire nella preeclampsia.
È importante però ricordare che avere la pressione alta non significa necessariamente andare incontro a queste complicanze. Il rischio aumenta soprattutto quando i valori pressori sono molto elevati, persistono nel tempo o sono presenti altri segni di malattia. Per questo il monitoraggio durante la gravidanza è fondamentale: permette di individuare tempestivamente eventuali cambiamenti e intervenire quando necessario.
Una recente ricerca condotta presso il Policlinico di Modena ha valutato l’impiego di un dispositivo, l’USCOM, un monitor ecografico, per la valutazione della funzione del cuore, in un gruppo di mamme affette da ipertensione cronica, seguite presso l’Ambulatorio di Patologia Ostetrica. Quello che è stato individuato, e che sarà oggetto di studi ed approfondimenti, è che l’impiego di questo strumento, si è associato ad una riduzione importante dei casi di bambini nati a basso peso, e del numero di parti prematuri. Questo sottolinea l’importanza del monitoraggio pressorio durante tutta la gravidanza e della realizzazione di percorsi assistenziali personalizzati.
Cosa può fare concretamente la futura mamma?
Oltre al monitoraggio della pressione a casa e l’aderenza alle visite di controllo, è bene assumere correttamente eventuali terapie prescritte, evitando di sospenderle in maniera autonoma, seguire uno stile di vita sano, senza ricorrere a diete particolari o a restrizioni di sale.
Una terapia farmacologica, che può essere tranquillamente compatibile con il bambino, spesso viene avviata quando la pressione risulta essere superiore a 140/90. L’aderenza alla terapia non è solamente importante per la gravidanza ma anche per ridurre il rischio aumentato di patologie cardiovascolari future, raccomandazioni che ci vengono ricordate dalle ultime linee guida aggiornate al 2025.
Le linee guida scoraggiano l’utilizzo di tale termine ad ogni riscontro di pressione con valori superiori a 160/110 mmHg. Un singolo riscontro di pressione molto elevata richiede certamente una valutazione tempestiva e un adeguato monitoraggio, ma la definizione di emergenza ipertensiva dovrebbe essere riservata alle situazioni in cui l’aumento della pressione si associa a un quadro clinico più grave.
Questa distinzione è importante anche per evitare allarmismi e trattamenti non necessari, che potrebbero avere conseguenze sia per la mamma sia per il bambino.
Infine cosa succede dopo il parto?
Non è detto che la pressione torni subito entro i valori normali, quindi ecco spiegata l’importanza di aderire ai controlli nel post parto. È bene ricordare che la preeclampsia può comparire anche dopo il parto, anche in assenza di problemi durante la gravidanza.
Per questo, se durante la gravidanza hai avuto ipertensione o preeclampsia, il tuo medico ti indicherà quando controllare nuovamente la pressione e se sono necessari ulteriori accertamenti o una terapia. Nella maggior parte dei casi l’ipertensione legata alla gravidanza tende a risolversi nelle settimane successive al parto, ma è importante effettuare i controlli previsti e non interrompere autonomamente eventuali farmaci prescritti.
Un primo controllo della pressione è raccomandato a 7-10 giorni dal parto per tutte coloro che hanno avuto un disordine ipertensivo durante la gravidanza, un motivo in più per prestare attenzione alla propria salute anche negli anni successivi.
Bibliografia
https://www.acog.org/womens-health
Donati S. Disordini ipertensivi in gravidanza. Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute; 2016.
Moustakli, E.; Potiris, A.; Zikopoulos, A.; Mavrogianni, D.; Kathopoulis, N.; Drakaki, E.; Anagnostaki, I.; Tsakiridis, I.; Dagklis, T.; Skentou, C.; et al. Sex Differences in Hypertension Risk: Insights from Placental Genomics and Pregnancy-Driven Vascular Programming. Int. J. Mol. Sci. 2025, 26, 6034. https://doi.org/10.3390/ijms26136034

